Bitcoin per uomini liberi

Pubblicato il 21.11.2023

Disclaimer: questi non sono consigli finanziari. Ognuno è responsabile della gestione del proprio denaro!

Ormai chiunque ha sentito quantomento parlare di bitcoin, da un amico o da un giornale (probabilmente disinformandosi) o da qualche blog o video su youtube. Probabilmente ne avete sentito parlare o in un momento di grande salita del prezzo (come in queste settimane) oppure nelle fasi di forte crollo. Forse ne avete sentito parlare da qualche nerd, da qualche economista o da un politico o dal vostro amico anarchico. Il fatto è che bitcoin è trasversale a moltissimi campi dele “scienze” umane: nasce da una rivoluzione tecnologica che però ha grande impatto dal punto di vista sociale ed economico. È da quasi 14 anni che bitcoin ha cominciato a funzionare ed è ancora lì al suo posto, e procede blocco dopo blocco (a breve vi spiego perchè parlo di “blocchi”). Alcuni dicono che sia moneta, altri che sia un asset speculativo… io trovo che sia uno strumento, uno strumento di libertà.

Questo articolo riprende un episodio che abbiamo registrato riguardo a questo argomento, se non l’hai già fatto lo puoi ascoltare da qui: Bitcoin per l’indipendenza finanziaria .

La prima parte, teorica e tecnica, è utile per avere un infarinatura di cosa ci sta dietro, è sarebbe utile per lo stadio di sviluppo in cui si trova bitcoin oggi. Ma se stai utilizzando internet senza interessarti a come funzioni, puoi passare direttamente alla parte pratica anche per bitcoin, rischiando però di non avere un quadro sufficientemente completo e non capire pienamente cosa significhino tutte quelle cose che leggi sui vari software che utilizzi per gestire bitcoin.

Indice degli argomenti:

Da dove nasce bitcoin?

Fondamentalmente Bitcoin nasce in un preciso quadro “ideologico”, quello cypherpunk, che cercava un modo per risolvere il problema odierno della corruzione del denaro, non a caso infatti bitcoin nasce come un piccolo albero in mezzo alla foresta cadente della crisi del 2008. Per capire lo sfondo teorico economico dietro a bitcoin è necessario dare uno sguardo al filone teorico della Scuola austriaca di economia (per uno sguardo introduttivo su cosa sia, vi rimando a questo articolo). In queste righe non vogliamo affrontare nel dettaglio la teoria economica dietro al protocollo bitcoin, ma ci limitiamo a dire che chi lo ha pensato vedeva corrotti entrambe le caratteristiche fondamentali del denaro: l’essere un buon mezzo di scambio e l’essere un buon mezzo di risparmio.

Le valute cosiddette “fiat” (euro, dollaro, sterlina, ecc..) infatti NON vengono considerate un buon mezzo di scambio perchè necessitano di intermediari, e si espongono a grossi rischi di censurabilità. L’ultima finestra di incensurabilità da questo punto di vista è il contante che però ha subito dei forti ridimensionamenti e si paventa l’idea di abolirlo, lasciando sempre più spazio alle transazioni su carta che aumentano i rischi legati alla censurabilità e alla privacy, aumentando anche i costi degli scambi. Questa digitalizzazione del denaro fiat impatta anche sulla seconda caratteristica che una buona forma di denaro dovrebbe possedere: essere un buon mezzo di risparmio. Infatti la digitalizzazione contribuisce al problema della riserva frazionaria (in pratica: la possibilità per le banche di utilizzare il tuo denaro e allo stesso tempo “garantirti” la disponibilità dello stesso) che accentua il grosso problema dell’ inflazione, frutto principalmente di una gestione arbitraria della massa monetaria e del tasso di interesse da parte delle banche centrali.

Come ho detto non ci addentriamo nei dettagli teorici, ma sostanzialmente l’idea di bitcoin risolve queste due forme di “corruzione” del denaro, rendendolo privo di intermediari e incensurabile (tramite un netWOrk decentralizzato peer to peer), e non inflazionabile (grazie a un limite rigido e matematico alla emissione di nuovi bitcoin). Di fatto con bitcoin si cerca di riprendere le caratteristiche che avevano reso l’oro la forma di denaro per eccellenza nel corso della storia dell’uomo. Ma COME fa a risolvere questi problemi? Tenterò l’ardua sfida di spiegarlo in maniere breve e semplice, ma chiara e sufficientemente completa… alla fine lascerò comunque qualche riferimento per approfondire.

La Blockchain e le chiavi private

La tecnologia con la quale Bitcoin vuole risolvere il problema della corruzione del denaro è la blockchain. La blockchain (in italiano “catena di blocchi”) è sostanzialmente un grosso libro dove in ogni nuova pagina (che tecnicamente è un “blocco”) vengono scritte una serie di transazioni effettuate (come se per ogni riga ci fosse scritto “TIZIO manda a CAIO 10 bitcoin”). Per risolvere il problema della censura NON esiste un unica copia di questo libro, detenuta da un singolo soggetto. Ma nel mondo ci sono moltissimi cosiddetti nodi che tengono una copia aggiornata di questo grande libro, in questo modo non si ha un singolo punto di attacco attraverso il quale si possa demolire tutta la rete (in maniera analoga a BitTorrent).

Come “scrivo” sulla blockchain? Abbiamo detto che la blockchain è un grande libro sui cui si scrivono di volta in volta le nuove transazioni, ma come faccio a garantire che tutte le nuove transazioni siano volute dai legittimi proprietari? Qui entra in gioco un concetto importante: la chiave privata. Potete non averci capito nulla dopo questo articolo, ma questa cosa è fondamentale! Perchè di fatto nessuno possiede fisicamente dei bitcoin: i “bitcoin” restano sempre sulla blockchain! Abbiamo fatto l’esempio di una riga di una pagina di questo grande libro: “TIZIO manda a CAIO 10 bitcoin”. Beh in realtà non si legge proprio così, perchè al posto di “Tizio” e “Caio” ci saranno delle lunghe stringhe alfanumeriche che in gergo si chiamano indirizzi. In pratica le pagine della blockchain ci dicono che da un determinato indirizzo si sono spostati dei bitcoin a un altro indirizzo, ma dalla blockchain in sè e per sè non possiamo capire a chi appartengano. Però sappiamo che solo il proprietario dell’indirizzo di partenza ha potuto spostare quei bitcoin, perchè solo il proprietario possiede la chiave privata, ovvero la chiave per aprire la propria cassaforte virtuale e movimentare i fondi. Gli indirizzi invece vengono generati da una cosiddetta chiave pubblica. Quindi la chiave pubblica serve a generare tanti indirizzi (come fossero tanti IBAN) che potete condividere per ricevere bitcoin. Mentre per inviare i bitcoin dei vostri indirizzi avete bisogno della chiave privata, che di conseguenza non dovete condividere con nessuno!

Tutto questo avviene grazie alla crittografia ed è fantastico perchè solo io ed io soltanto potrò spostare i miei fondi, poichè sono l’unico detentore delle chiavi private per farlo. Però libertà implica sempre responsabilità: infatti chiunque avesse accesso alle mie chiavi private, avrebbe accesso anche a tutti i miei fondi che queste controllano. E se io perdessi le mie chiavi private, perderei PER SEMPRE l’accesso a quei fondi. Non c’è nessuna banca o stato o associazione per le chiavi private perdute! E per fortuna, ovviamente. Altrimenti si perderebbe proprio il senso delle chiavi private… E dove le trovo ste chiavi private? Quando aprirete il vostro primo wallet (portafoglio virtuale) vi verrà detto di scrivere una serie di parole a caso, in un ordine ben preciso. Quella lista di 12 (o 24) parole in gergo viene chiamato seed, e genera le vostre chiavi private. Anche il modo di generare il seed ha un grande impatto sulla sicurezza dei vostri fondi, ma non affrontiamo la questione adesso.

Se vi dovete portare a casa una sola cosa da questo articolo, in mezzo a tanta roba dove non ci avete capito niente, è questa… SCRIVITI IL SEED SU UN PEZZO DI CARTA O DOVE VUOI, E NON PERDERLO. Potete formattare il vostro dispositivo, potrebbe anche finire sotto un camion, ma se conservate il vostro seed (senza farlo arrivare in mani sbagliate, of course) allora conserverete anche l’accesso ai vostri fondi.

Inflazione e costi di transazione

L’altra grande caratteristica di bitcoin è di non essere arbitrariamente inflazionabile, ovvero ha un meccanismo ben preciso di emissione di nuovi bitcoin che porterà a un limite massimo di 21 milioni di bitcoin. La nuova emissione avviene sempre grazie alla crittografia, e in particolare alla proof of work (prova di lavoro) che è anche lo strumento principale di garanzia di sicurezza della rete (questione che non affrontiamo qui onde evitare di complicare troppo le cose). Per spiegarla facciamo un passo indietro con un esempio: Tizio vuole mandare 3 bitcoin a Caio, e grazie alla sua chiave privata da il “via” allo spostamento dei suoi fondi. In pratica, vuole che la sua transazione venga scritta nel prossimo blocco della blockchain.

Ma chi le mette le transazioni all’interno della blockchain? Di questo si occupano i cosiddetti miners (“minatori”) che proprio come i minatori d’oro utilizzavano il lavoro fisico per estrarlo, questi utilizzano del lavoro computazionale (per farla semplice: alimentano delle macchine che cercano di risolvere dei problemi matematici) per “risolvere” un problema che permette loro di aggiungere un nuovo blocco alla blockchain (ovvero un’altra pagina al nostro grande libro). In pratica i miners hanno la possibilità di scegliere quali transazioni inserire nel prossimo blocco e risolvere il problema del blocco per aggiungerlo alla blockchain.

Qual’è l’incentivo per i miners? I miners non sono una onlus: pagano le macchine e la corrente elettrica perchè hanno un incentivo economico. In particolare hanno 2 tipi di incentivi:

  • la ricompensa del blocco, che è anche il modo di generare i nuovi bitcoin. In pratica ottengono una ricompensa per aver risolto un blocco, e questa ricompensa è fatta di bitcoin “nuovi”. E qui si spiega anche il meccanismo “anti-inflazione”: un fenomeno chiamato halving prevede che circa ogni 4 anni questa ricompensa dei blocchi si dimezza di volta in volta, fino a fermarsi del tutto quando saranno stati “minati” 21 milioni di bitcoin!
  • le commissioni delle transazioni. Poichè ci sono tante transazioni che vogliono essere incluse nella blockchain, i miners devono selezionarle. E lo fanno sulla base delle commissioni che voi scegliete di dare loro per includerle nei blocchi. Poichè un blocco viene minato circa ogni 10 minuti, maggiori sono le commissioni che voi appiccicate alla vostra transazione, e maggiore è la probabilità che la transazione vada a buon fine in tempi brevi. Ormai i wallet propongono automaticamente le commissioni (o fees) sulla base delle vostre preferenze in termini di velocità di conferma della transazione.

Quando una transazione viene trasmessa alla rete, finisce nella mempool, ovvero un grande bacino di transazioni in attesa di essere incluse nella blockchain. Da qui i miners selezionano le transazioni da includere a seconda delle commissioni che possono guadagnare.

Accenno a Lightning Network

Se entrate in questo mondo, magari cercando dei wallet da scaricare o informandomi sul suo funzionamento, sicuramente sentirete parlare di Lightning Network. Non è il caso di approfondirlo perchè sarebbe solo una ulteriore complicazione, ma fondamentalmente è un protocollo “figlio” di Bitcoin che aiuta a scalare bitcoin rendendo le transazioni (specialmente per piccoli importi) più rapide ed economiche. È un innovazione fantastica e in grande fermento, ma oggi restiamo sul tema bitcoin on-chain, quello “normale” per capirsi.

Ci tengo a sottolinearlo in particolare per quanto riguarda la parte pratica. Molti wallet, specialmente per cellulare, sono pensati proprio per Lightning, per cui potreste avere difficoltà a ritrovarvi con quanto vi scriviamo in questo articolo, che invece è riferito unicamente alla rete Bitcoin on-chain.

Approfondimenti

Abbiamo dato un’infarinatura generale dei motivi per cui è nato bitcoin e come cerca di risolvere i problemi del denaro nel nostro sistema economico-finanziario. Per cominciare a riprendere in mano questi concetti teorici e tecnici ed approfondirli, vi lasciamo un paio di link:

PARTE PRATICA PER NEOFITI MINIMIZZANDO IL RISCHIO DI FARE VACCATE

Il wallet

Il wallet (portafogli) è lo strumento di base per interfacciarci a bitcoin, anche senza averci capito nulla della blockchain e di quanto abbiamo scritto sopra. L’unica cosa veramente importante è il seed, che vedremo tra pochissimo. Per farla semplice, il wallet è un software che di base ci permette di: generare le chiavi private, firmare le nostre transazioni per poi condividerle con la rete bitcoin e farle includere nella blockchain, generare gli indirizzi per ricevere bitcoin. Ce ne sono moltissimi e con diverse funzionalità. Generalmente sono gratuiti, e con poche ricerche potete confrontarli e provarne di diversi. Vi consiglio caldamente di verificare sempre che stiate scaricando dai siti ufficiali, specialmente se scaricate dei wallet per desktop! Inoltre evitate wallet semisconosciuti e poco utilizzati, quantomeno se vi state affacciando a questo mondo per la prima volta. Lascio qualche nome per partire: Electrum, Sparrow, Wasabi per desktop. Green wallet (Blockstream), Blue wallet, Samourai per mobile. Cominciate con cifre basse che siete disposti a perdere per provare come funziona. Qui facciamo una prova pratica con un wallet mobile: Blue Wallet.

Cambiano le interfacce e alcune funzionalità ma quello che adesso vediamo con Blue Wallet sono le funzionalità di base di qualsiasi wallet. Cominciamo scaricando Blue Wallet sul nostro cellulare. All’apertura dell’app ci viene subito proposto di aprire un nuovo wallet, dandogli un nome di fantasia e selezionando la tipologia. Vedrete anche la modalità “Lightning” di cui però come abbiamo detto non ci occupiamo qui. Selezioniamo quindi la voce già predisposta ovvero “Bitcoin”.

Blue Wallet - pagina iniziale

Procediamo a crearlo e qui viene la parte più importante che qualsiasi wallet vi farà: la generazione del seed, ovvero una serie di parole in un ordine ben preciso. Come abbiamo già detto, questa è l’unica cosa che è essenziale fare se si vogliono conservare i fondi indipendentemente dal nostro cellulare (o computer): scrivetevi questa serie di parole su un pezzo di carta e tenetela al sicuro. Ci sono diversi modi per conservare le proprie chiavi private in sicurezza, digitali e non, ma questo è il modo più sicuro e semplice per chi si sta cimentando in questo mondo. Consiglio: evitate di scrivere il seed nelle note del cellulare o peggio ancora facendo una foto al foglio di carta su cui le avete scritte. Sconsiglio anche di pronunciarle ad alta voce quando le scrivete. Allego uno screenshot a puro titolo di esempio, NON fate screenshot ai vostri seed!

Blue Wallet - generazione del seed Blue Wallet - nuovo wallet creato

Ottimo, a questo punto avrete un wallet funzionante e pronto a ricevere i vostri primi bitcoin! Come abbiamo detto, per poterli ricevere dobbiamo generare un indirizzo e darlo a qualcuno che possa inviarci qualche bitcoin. Da Blue Wallet, entriamo nel portafogli che abbiamo appena creato. Nella parte più bassa della nosra interfaccia abbiamo 2 voci: “Ricevi” e “Invia”, che credo siano abbastanza intuitive.. andiamo su “Ricevi” e vediamo un codice QR e una stringa alfanumerica che inizia per “bc1…” È sufficiente condividere questo indirizzo per ricevere i primi bitcoin sul nostro portafogli!

Blue Wallet - generazione indirizzo per ricevere bitcoin

Piccola nota: i wallet si differenziano in non-custodial e custodial. La differenza sta nel fatto che nei primi siamo noi a detenere le chiavi private, mentre nei secondi qualcun altro le detiene per noi. Nel primo caso, siamo i soli responsabili della gestione delle chiavi private (in pratica, del seed). Mentre nel secondo caso un’azienda terza può permetterci di recuperare i fondi anche in caso di perdita delle nostre chiavi private, perchè i veri detentori delle chiavi private sono loro. Personalmente aderisco alla filosofia “not your keys, not your bitcoins”, per cui se utilizzate wallet custodial non vedo differenza rispetto all’utilizzo di un intermediario bancario. Detto questo, l’importante è fare le proprie scelte col la consapevolezza di a cosa si va incontro.

Come si comprano? KYC E non-KYC

Abbiamo visto come riceverli, ma non abbiamo trovato nessuna buona anima disposta a inviarci qualche frazione dei suoi preziosi bitcoin… Quindi come si comprano? Qui si apre un mondo di possibilità e soluzioni, dalle più semplici alle più complesse, con metodi più economici e altri più rispettosi della privacy. Più vorrete approfondire questo mondo e più scoprirete quante possibilità e vie ci sono per l’acquisto di bitcoin. Prima di fare qualche esempio pratico, facciamo una distinzione importante per sottolineare come NON tutte le soluzioni di acquisto di bitcoin sono uguali… ecco perchè introduciamo il KYC.

KYC sta per “Know Your Customer”, ed è la normativa che impone ad aziende che offrono determinati beni/servizi di raccogliere i dati dei loro clienti (in pratica: lasciare i propri documenti o prove di residenza, ecc..). Queste disposizioni di legge ormai riguardano anche il settore delle criptovalute in Italia e possono variare a seconda del luogo, delle modalità e degli importi. Non ci interessa dare giudizi di merito riguardo queste normative, però è importante esserne consapevoli e riflettere sul tema della privacy che abbiamo sollevato in diversi episodi del podcast.

La soluzione KYC più “classica” è l’utilizzo degli Exchange, ovvero piattaforme che si occupano proprio di permettere l’acquisto e lo scambio di criptovalute. Ce ne sono moltissimi, qui ne citiamo alcuni: Kraken, Binance, Bitfinex, Young Platform (questo 100% italiano). Tendenzialmente hanno commissioni molto basse e offrono molte possibilità a chi fa trading sulle loro piattaforme. (Anche qua, vi raccomando di verificare gli indirizzi dei siti web delle piattaforme per evitare di incappare in truffe).

La soluzione NON-KYC per eccellenza, invece, è l’acquisto in contanti tramite conoscenza o tramite servizi come Azteco azte.co. L’acquisto in contanti preserva al massimo la propria privacy nell’acquisto e non lascia i nostri dati personali in giro.

In mezzo ci sono svariate soluzioni che offrono un KYC più o meno invasivo, a cifre più o meno elevate. Per questa piccola guida vi propongo una soluzione facile e veloce per iniziare che è Pocket. Dalla schermata iniziale cliccate su “Configura adesso” e seguite tutte le istruzioni passo passo che trovate, in particolare potete selezionare blue wallet per semplificare l’acquisto e le istruzioni.

Siccome spesso sento ancora un po’ di confusione, specifichiamolo: non è necessario acquistare un bitcoin intero! Se ne possono acquistare frazioni fino alla 100milionesima parte di un bitcoin, che in gergo viene chiamata Satoshi (o sats) in onore allo pseudonimo di chi lo ha inventato.

Effettuare una transazione

Ora che siete riusciti a depositare dei bitcoin sul vostro wallet, potete godere della libertà e del pieno controllo che ne deriva, magari provando a muovere del denaro in bitcoin! Il processo è molto semplice e simile alla ricezione: basta andare sulla voce “invia” all’interno del vostro wallet, e vi verrà chiesto di inserire l’indirizzo del destinatario e la quantità di bitcoin da inviare. In questo caso però dovrete anche scegliere le fee da appiccicare alla transazione che state per fare, prima che il wallet la firmi con la vostra chiave privata e la trasmetta alla rete.

Come scelgo le fee? Per capire come scegliere le fee, facciamo un piccolo excursus tecnico. Ogni transazione trasmessa occupa uno spazio (espresso in byte) che può variare in base a più fattori, come il volume transato o la quantità di inputs e outputs della transazione. Di base il vostro wallet farà tutto in automatico e vi proporrà di scegliere quanta fretta avete che la vostra transazione finisca definitivamente nella blockchain. A seconda della vostra preferenza vi proporrà un tot di sat/byte e vi mostrerà il totale per la dimensione della vostra transazione. Il wallet vi può proporre 10, 30, 50, 100 o più sat/byte…

Ma queste commissioni sono alte o basse? Per capirlo bisogna tornare anche qui alla teoria. Abbiamo detto che la mempool è la sala d’attesa delle transazioni prima di essere incluse nei blocchi. La conseguenza è che le fee varieranno a seconda di quanto è “piena” la sala d’attesa. Il vostro wallet farà un calcolo sulla base delle altre transazioni in “sala d’attesa”, e vi proporrà delle fee in base alla fretta che avete di includere la vostra transazione nella blockchain, confrontandole con le altre in mempool (o sala d’attesa). In pratica, può essere che un certo quantitativo di commissioni sia adatto ad una transazione “veloce” un determinato giorno, e la settimana dopo lo stesso quantitativo potrebbe non essere sufficiente per includere la transazione nella blockchain neanche in 24 ore! Questo perchè le condizioni della mempool possono variare continuamente.

Come la mettiamo con la sicurezza?

La sicurezza in bitcoin è fondamentale se si vuole garantire la proprietà dei fondi. Molte volte però la sicurezza deve trovare il compromesso con la comodità, e qui ognuno deve fare delle scelte in base alle proprie esigenze, o meglio ancora diversificare la detenzione di bitcoin a seconda delle proprie esigenze. Trascurando le soluzioni più imbarazzanti in cui le chiavi private sono detenute online, vorrei piuttosto accennare agli hardware wallets.

Mentre i wallet non-custodial che possiamo detenere sui nostri computer o smartphone detengono le chiavi private su un device che si connette a internet, gli hardware wallets sono fatti apposta per restare costantemente offline, garantendo una maggiore sicurezza dei fondi. Non è difficile costruirseli “da soli” su un supporto fisico che non connettiamo mai alla rete, però esistono soluzioni più pratiche pensate ad hoc. Le più famose sono Ledger, Trezor e Coldcard.

Questa guida è pensata per neofiti, per cui se volete provare a entrare in questo mondo vi suggerisco di farlo con piccole cifre e con dei wallet desktop o per smartphone. Però mi sembrava un accenno importante che credo debba essere preso in seria considerazione da chi voglia detenere cifre per lui rilevanti. Un ulteriore livello di sicurezza per cifre notevoli è il wallet multifirma, che però non approfondiamo. Praticamente significa fare in modo che servano più chiavi private diverse per trasmettere la transazione alla rete. Se avete intenzione di detenere cifre per voi partiolarmente considerevoli, vi suggerisco di approfondire.

Ulteriori link e approfondimenti

Per approfondire l’utilizzo dei wallet e allo stesso tempo introdurvi a Lightning Network in maniera pratica utilizzando Electrum, vi consiglio in particolare questa guida:

Vi lascio anche questa grande raccolta di link creata apposta per chi si approcia a Bitcoin e vuole approfondire:

Non vi resta che provare, smanettare, e sfruttare questo strumento per diversificare il proprio risparmio in un asset che forse più di qualunque altro è in grado di riportare il massimo controllo e libertà al proprietario. Be your own bank!